La vera origine della Madonna del Passin

Usciti da Velate sulla strada che conduce a Rogoredo via Verdi, s’incontra, a un certo punto sulla destra della strada, l’indicazione per la “Corte Giulini”, un ulteriore cartello indica nella stessa direzione “Madonna del Passin”, che raggiungiamo dopo aver imboccato il primo sentiero che incontreremo sulla destra. Una piccola cappella campestre, molto nota nella zona, che segna con la sua presenza un culto intimamente sentito per la Madonna.

Veduta aerea di Corte Giulini

La costruzione, opportunamente protetta da una balaustra che ne cinge la parte frontale, risulta sormontata da un’ulteriore inferriata. Nella parte centrale, un cancello a punte lanceolate, decorato con una croce. All’interno la Madonna del Rosario, protetta da una teca in vetro. La Vergine in abito rosso e mantello blu, tiene in braccio Gesù benedicente. La mano destra del Bambino regge tre rose, stessa cosa fa la Madonna con la mano libera e nella stessa mano tiene la corona del rosario.

Posizione di Cascina Tamburina tra il 1721 e oggi

L’opera è un lavoro di Fiorentino Vilasco, pittore attivo nella Brianza e a Monza dagli anni ’50 ai ’70 del Novecento. Autore tra l’altro, di diverse decorazioni all’interno di alcune chiesa in Brianza. Vogliamo a questo punto segnalare la curiosa origine di questo luogo di culto. Qui in passato sorgeva la Cascina Tamburina, oggi con lo stesso nome identifichiamo il complesso edilizio profondamente ristrutturata, posto a circa 400 metri in linea d’aria, più a sud, verso il paese. Vediamo i contorni di questa singolare “traslazione”.

La scomparsa Cascina Tamburina, che qui sorgeva, era stata di proprietà nel ‘500 della famiglia Albrizzi e poi, nel primo quarto del ‘600 del Monastero di Santa Margherita in Monza. Dopo altri passaggi di proprietà, nel 1854 giunge nelle disponibilità della Contessa Maria Beatrice Belgiojoso. In quel momento lo stato dell’edificio è ormai fatiscente, se non addirittura crollato o abbattuto. Da una mappa del 1855, un nuovo edificio collocato come abbiamo detto più a sud, verso il paese, risulta indicato sempre come Tamburina, nella collocazione precedente, superstite solo un portico denominato “alla Madonna”. Alla luce di quanto esposto, possiamo pensare che gli abitanti o meglio i massari della contessa, abbandonato il vecchio edificio non più utilizzabile abbiano, voluto mantenere lo stesso nome alla nuova costruzione. Con una punta di malizia dobbiamo però segnalare come una legge del 1857 prospettasse vantaggi economici, a chi avesse restaurato vecchi edifici, benefici non concessi sulle nuove costruzioni, quale era la recente cascina. L’intrepida contessa non mancò di dichiarare al Fisco, le migliorie apportate alla Cascina Tamburina e goderne dei benefici fiscali. Senza andare troppo per il sottile la situazione che si era venuta a creare, più o meno furtivamente, aveva consentito un risparmio alla nobil donna sulle tasse da pagare. Come abbiamo detto della vecchia Tamburina venne salvato un modesto portico che conteneva l’effige della Madonna. Il simulacro ebbe sempre un forte legame con la cascina ricostruita più a sud, tanto che nel 1924, abitanti di questa località, contribuirono nella sistemazione del diroccato muro su cui insisteva la pittura e provvidero ad elevare l’edificio in sembianze prossime a quelle odierne.

Cascina Tamburina, anni ’70

Il materiale edile utilizzato fu donato dalla famiglia Casati che nella linea dinastica continuava la discendenza dei Belgiojoso.

Il 10 maggio del 1924 fu inaugurata la struttura con una nuova pittura opera di Gian Battista Briani. Il 4 luglio del 1954, compimento di un nuovo restauro che indusse il parroco Don Fantoni ad intitolare il luogo, alla “Madonna della Campagna”. Ancora vent’anni dopo, si tentò una nuova titolazione, Don Angelo Zurloni, opto per “Madonna del Bell’Amore”.

Il sito oggi

Questi tentativi non ebbero successo ed ancora oggi la meno altisonante denominazione di “Madonna del Passin” rimane ben salda nella tradizione locale. Cultori locali affermano che “Passin” fosse il soprannome del capofamiglia di certi Magni, che abitavano la ricostruita Tamburina e avevano in affitto i terreni, dove appunto era posta la rappresentazione della Madonna.

Paolo Cazzaniga


Pubblicato da Associazione Colli Briantei

L’associazione Colli Briantei nasce per promuovere il territorio della Brianza collinare, ma con sguardo ampio, aperta a tutti i cittadini ed alle realtà interessate a lavorare con noi per promuovere una cultura ecologica in Brianza.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: