Valle del lupo, Rio dei Morti, Strada delle Spazzate

Valle del Lupo, Rio dei Morti, Strada delle Spazzate, tre toponimi che evocano epoche e fatti più o meno lontani nel tempo. Prima di addentrarci nel descrivere le vicende e le particolarità dei luoghi citati, la doverosa collocazione geografica. Siamo ad Arcore, nella zona al limitare fra il Parco Regionale della Valle del Lambro e quello dei Colli Briantei. Nella prossimità di Villa Borromeo, appena imboccata la strada che conduce verso Peregallo, sulla destra via Col di Lana, che lambisce la mura del parco della villa arcorese.

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Tratto iniziale della Strada delle Spazzate

Abbandonata la parte asfaltata della via, ci si inoltra nello sterrato del sentiero che prosegue costeggiando la cinta. Siamo appunto sulla Strada delle Spazzate, così come era indicata un tempo. Mi sono chiesto quale significato avesse il termine “Spazzate”, ma anche i più addentro nelle “verità”del territorio arcorese non hanno saputo fornirmi lumi.

Cappella dei “Mort Lungh”

Questa strada, sempre nel tratto della mura del parco, incontra la cappella nota come “I mort lungh” – ad indicare morti deceduti da “lungo tempo” – edificata durante le ristrutturazioni della proprietà Borromeo-d’Adda a cavallo tra Ottocento e Novecento. In questo piccolo spazio, segnato da una croce posta su un tumulo di sassi, contenuti in una nicchia, si ricordano i morti delle due pestilenze, quella del 1576 “peste di San Carlo” e del 1630, la “manzoniana”. Anche Arcore pagò il suo tributo, durante queste epidemie. Nel libro dei “Battesimi”, custodito in Parrocchia, a proposito della peste del Seicento, si colgono annotazioni che segnarono il periodo. Un battesimo risulta celebrato in casa “per sospetto di pesti”, un altro “alle gabane”, un rudimentale lazzaretto, allestito proprio nelle vicinanze dei “Mort lungh”. Un po’ tutta questa zona risulta legata alle inumazioni di persone morte durante le epidemie di peste, che periodicamente colpivano le popolazioni.

La Valle del Lupo e il suo bacino imbrifero
Il percorso : in evidenza i luoghi citati nell’articolo

Ecco che il Rio dei Morti scorreva in questi spazi, da cui il nome. Dunque lasciati i “Mort lungh” si va ad intercettare sullo stesso sentiero poco più avanti una griglia, attraverso la quale uscendo dal parco, sgorga il piccolo corso d’acqua, che oggi per gran parte intubato, una volta scorreva a cielo aperto, attraversa le zone pianeggianti, per sfociare nel Lambro, poco discosto dalla località Molinetto.

Il rio dei Morti esce dal Parco lungo il tratto basso di Via delle Spazzate

Il tratto del Rio dei Morti, che vediamo uscire dal parco, ha le sue origini, nella zona retrostante il Ravanel, (che incontriamo poco più avanti, sulla stessa “Strada delle Spazzate”), si tratta del primo gradino degradante dello zoccolo dell’altopiano verso Lesmo. Il bacino imbrifero, risale fino al piano prossimo alla proprietà Fossati e alla località Fornace e risulta segnato da rilievi che nei tre vallivi che lo compongono, raccolgono e guidano i flussi meteorici verso il piano.

La salita del Ravanel, mentre il rio lascia il Parco
Il Ravanel, sulla sinistra prosegue via delle Spazzate

La valle percorsa dal Rio dei Morti, che nell’Ottocento sarà a sua volta indicata come Valle dei Morti, alle porte del Settecento, nella rappresentazione topografica del territorio voluta dal “Catasto Teresiano”, risultava censita con il nome di “Valle del Lupo”.

Il Catasto Teresiano del 1721 con ingrandimento sulla Valle del Lupo

Ricordiamo come all’epoca, tutta la fascia collinare compresa fra Arcore, Bernate, Velate, Camparada, Lesmo e giù giù fino a Gerno e alle valli di Pegorino e Correzzana, costituiva un’unica foresta, a tratti inframmezzata da qualche campo coltivato. Non ci deve meravigliare dunque la presenza del lupo che godeva così di un habitat ideale. Dall’Archivio Parrocchiale di Arcore, la conferma di tanta famelica presenza:

…Milleseicentocinquantaquatro…
Adì 5 luglio è stato divorato dal lupo un figlio di Hieronimo Chignolo chiamato Francesco e si è trovato solamente il capo con un brazo et l’intestini et era di età d’anni sette in circa…”.

Il rio intercetta la parte alta di via delle Spazzate ed entra nel Parco di Villa Borromeo

La strada delle Spazzate, una volta raggiunto il Ravanel (Chalet degli alpini, in passato portineria defilata della Villa Borromeo), prosegue con il nome di via Col di Lana, e dopo un centinaio di metri piega a destra e riduce la propria carreggiata, sino a diventare un sentiero tra gli alberi, continuando per circa 300 metri, dove intercetta via della Fornace. Questo tratto, all’interno della Valle dei Morti, riferendoci allo stato delle rilevazione del 1721, ha subito profondi adattamenti, in parte anche in epoca non recentissima. Tra tutte, la ristrutturazione della villa e delle pertinenze, eseguiti tra il 1870 e il 1900, che il Marchese Emanuele d’Adda, affidò all’architetto Alemagna. Lavori che comportarono l’adattamento dell’ingresso (ex villa padronale), la trasformazione della casa dell’Abate d’Adda nella villa odierna e dei giardini. Tali operazioni determinarono la necessità di un notevole apporto di massi di ceppo, ciottolame e terra, usati per tracciare i viali interni al parco, la nuova strada esterna e colmare i valli che interessarono da vicino la “Strada delle Spazzate”. La mano d’opera per escavazioni e trasporti, fu a carico dai contadini affittuari, costretti dai contratti a dare disponibilità per lavori mal retribuiti. A questi collaborarono anche i coloni del conte Casati che aveva alcuni scampoli di proprietà sul confine col d’Adda; il Casati possedeva una cava di sabbia (l’ex cava Giulini, vicino al Bettolino a Velate) e sul libro delle contabilità tenuta dei Casati con i contadini, in quel periodo, sono annotati molto spesso trasporti di sassi dalla Cava alla “Strada delle Spazzate”.

Il cippo che demarca i limiti delle proprietà e i cartelli segnaletici del Parco dei Colli Briantei

In corrispondenza dell’incontro delle “Spazzate”, con via Fornace, incontriamo un cippo a indicare i limiti delle proprietà, fra i Casati e i d’Adda. Abbiamo a questo punto del percorso due opportunità, proseguire verso la località Fornace e quindi per campi e sentieri indirizzarci verso Lesmo.

La strada che scende verso la portineria Cazzola

La seconda possibilità ci conduce, piegando a destra dopo il cippo citato, alla discesa, costeggiando il muro della proprietà Cazzola, che lasciamo alla nostra sinistra, sino a giungere alla portineria della stessa villa e quindi ritrovarci su viale Brianza che conduce, a destra verso Camparada e a sinistra riporta verso il centro di Arcore.

Paolo Cazzaniga (elaborato da un lavoro di Tonino Sala)


Pubblicato da Associazione Colli Briantei

L’associazione Colli Briantei nasce per promuovere il territorio della Brianza collinare, ma con sguardo ampio, aperta a tutti i cittadini ed alle realtà interessate a lavorare con noi per promuovere una cultura ecologica in Brianza.

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